Territorio

Principali caratteristiche del nostro territorio ed ambiente

Il territorio del Castello di Chiesanuova è situato nella parte Sud-Ovest della Repubblica di San Marino e possiede interessanti e pregevoli aspetti naturalistici, paesaggistici e ambientali.
In particolare le zone in prossimità del Torrente San Marino e del Fosso di Chiesanuova presentano più evidenti caratteristiche di naturalità poco compromessa e di diversità ambientale con praterie naturali, cespuglietti, macchie con radure, differenti tipi di bosco, valli e vallecole, formazioni calanchive su argille scagliose e appezzamenti coltivati in modo non intensivo.
Tutto ciò concorre a determinare condizioni di diversità ambientale che favoriscono la diversità biologica e rendono il paesaggio vario, interessante ed esteticamente gradevole.
Di seguito vengono descritti gli aspetti naturalistici di maggiore rilievo.

GEOLOGIA

La geologia del luogo è caratterizzata dalla presenza di tre formazioni sedimentarie alloctone (depositi di ambiente marino formatisi altrove rispetto alla giacitura attuale).
La formazione più frequente è quella delle argille varicolori della Val Marecchia o argille scagliose risalente ad un periodo che va da 98 a 50 milioni di anni fa: si presenta sotto forma caotica, non stratificata, a causa delle dislocazioni, deformazioni e pressioni di varia intensità a cui sono stati sottoposti i sedimenti durante il fenomeno della colata gravitativa della Val Marecchia, un’importante fenomeno originato da una traslazione, per scivolamento, di materiali di origine sedimentaria di varia natura, causata principalmente dalla forza di gravità e avvenuta in due tempi successivi.
Le argille scagliose, a testimonianza della tormentata storia geologica, inglobano blocchi rocciosi di varie dimensioni e natura (calcari, calcari marnosi, marne e arenarie), si presentano di colore variabile da varie tonalità di grigio fino a rosso mattone e contengono varie specie mineralogiche fra cui pirite, marcasite, calcite in varie forme e barite. Percorrendo la strada di Caladino, in prossimità dell’omonimo abitato, si può avere un’interessante visione d’insieme di questa formazione, in particolare nella zona compresa fra il crinale su cui corre la strada ed il torrente San Marino che scorre alla sua base.
La seconda formazione geologica alloctona più diffusa è quella di Monte Morello o Alberese, risalente a circa 53-40 milioni di anni fa: si tratta di un’alternanza ripetitiva fra calcari, calcari marnosi giallastri e grigi, marne ed argille marnose grigio-azzurre; queste sono tutte rocce sedimentarie di composizione variabile fra quella del calcare con dominanza di carbonato di calcio e quella dell’argilla, costituita da sedimenti con diametro inferiore a 1/250 di mm., la cui composizione è data in prevalenza da minerali argillosi come illite, caolinite, clorite, montmorillonite. I fossili sono scarsi e si limitano per la più a nummuliti (Foraminiferi tipici dell’era Terziaria); ci si trovano minerali come la calcite e la pirite ed è presente la selce in piccoli livelli e noduli di vari colori.
Infine è presente anche la Formazione di San Marino, risalente a circa 16,5 – 14 milioni di anni fa, che affiora nell’emergenza calcarea di Monte Cucco. Questa formazione è interessata da fatturazioni e discontinuità diffuse ed è costituita da calcarei organogeni grigio biancastri e biocalcareniti grigio giallastre; contiene numerosi fossili mentre sono più rari i minerali rappresentati da concrezioni calcaree.

IDROGRAFIA

L’idrografia di superficie è caratterizzata da corsi d’acqua a regime torrentizio, cioè con portata assai variabile durante l’anno in relazione ai periodi stagionali in cui si verificano le maggiori precipitazioni o a forti piogge concentrate in pochi giorni che possono determinare, a volte, ondate di piena di breve durata e di forte intensità.
Il Torrente San Marino, che attraversa il Castello di Chiesanuova fino alla zona di Gorgascura e Molarini comprese, è il corso d’acqua principale che si origina in località Scaldabò dalla confluenza del Fosso della Valle con il Rio del Colle nel quale poco prima si versano il Fosso del Toro e il Fosso di Fiorentino. Il suo tratto iniziale, che scende verso Nord-Ovest fino a poco dopo la località Molarini, è quello di gran lunga più interessante dal punto di vista naturalistico, infatti a monte di detta località il torrente scorre libero su un letto di alluvioni fluviali costituite da argille, ghiaie e ciottoli contornate da vegetazione acquatica soprattutto di tipo erbaceo ed arbustivo con gruppetti di pioppi e salici.
Partendo dal ponte in località Scaldabò il suo corso attraversa una valle delimitata per lunghi tratti dalle argille scagliose disposte specialmente in sinistra orografica e, a destra, prima dalle rupi calcaree di Pennarossa (che si trova nel Castello di Fiorentino) e poi da quelle di Castellaro (che si trova nel Castello di Città). La morfologia e gli ambienti del luogo sono assai interessanti e vari: si alternano emergenze rocciose, formazioni calanchive, prati semirupestri, cespuglietti, macchie di querce, boschi misti e pascoli.
L’alveo poi si incunea fra il versante Nord-Ovest della rupe di Castellaro e una formazione di roccia calcarea subito dopo avere raggiunto la sua massima ampiezza; qui si trova una vecchia briglia ai cui piedi c’è un bel gorgo formato dall’irruento precipitare dell’acqua. Subito dopo ci sono grandi massi di roccia che occupano l’alveo conferendo ancor più all’insieme un aspetto selvaggio e suggestivo compromesso in parte da vecchie condutture di ferro inutilizzate.
Il torrente da questo punto scorre, per una lunghezza di circa 500-600 metro fino al vecchio ponte in località Gorgascura, in una stretta valle assai interessante che, in certi punti, assume l’aspetto di forra; questa è delimitata sulla sinistra, per un tratto rettilineo di circa 300 metri, da un ripido versante con esposizione Nord-Est ricoperto da vegetazione boschiva mesofila (amante del fresco e dell’umidità) e a destra da chiare rupi calcaree con esposizione Sud-Ovest dove si trovano diverse specie vegetali di substrati aridi e/o rupestri.
Parallelamente alla valle percorsa dal tratto alto del Torrente San Marino si trova, a sinistra, quella percorsa da un suo affluente, il Fosso di Chiesanuova; questo è un piccolo torrente con importanti caratteristiche naturali che nasce dalla confluenza di alcuni fossatelli minori nei pressi della località il Casone. Il tratto iniziale si incunea subito fra ripide paresti boscose dove l’acqua scorre su uno stretto alveo costituito prevalentemente di roccia calcarea, formando di tanto in tanto cascatelle naturali che si riversano su piccoli gorghi e pozze brulicanti di animali invertebrati.
Più a valle supera una serie di piccole briglie artificiali lungo un percorso, a volte delimitato da pioppi, salici e piccoli canneti, che attraverso prati, pascoli e cespuglietti; infine dopo aver superato il parziale sbarramento dell’ex stabilimento Fontevivo (ora Promotea), confluisce nel Torrente San Marino.

FLORA E VEGETAZIONE

Il Castello di Chiesanuova presenta formazioni vegetali tipiche dell’alta fascia collinare dell’Appennino tosco-romagnolo e marchigiano.
La vegetazione, si presenta varia e interessante, soprattutto quella boschiva che in modo più immediato esprime le variazioni microclimatiche esistenti.
Come testimoniano le attuali ridotte superfici boschive, peraltro in ripresa da oltre un trentennio, rispetto allo spazio che fu sottratto per le colture e gli insediamenti urbani, il territorio è la sede naturale di boschi misti costituiti da querce ed altre specie a foglia caduca quali aceri, carpini e sorbi. I lembi di bosco sono sparsi, intercalati ai campi, e le fasce boschive più consistenti ed importanti dal punto di vista naturale si trovano nelle zone dove le maggiori pendenze ed il substrato ciottoloso ne hanno reso impossibile l’utilizzazione agricola.
Nel restante territorio, dove non vi sono coltivazioni, si trovano aggruppamenti di piante favorite dalle attività agricole e pastorali quali le praterie e gli arbusteti che colonizzano i campi abbandonati, ed i popolamenti prativi connessi al pascolo.
Altri aspetti floristici sono dati dalla vegetazione alveale localizzata lungo fossati e torrenti, e dai popolamenti di piante xerofile di piccola taglia resistenti alla siccità e all’insolazione e localizzate nell’ambiente arido delle rupi bene esposte e nei pendii assolati.

FAUNA

La fauna del Castello di Chiesanuova è tuttora piuttosto varia ed interessante ed è rappresentata in buona parte da quella tipica dell’Appennino Emiliano-Romagnolo e Marchigiano, con l’esclusione di alcune specie che amano vivere pressoché indisturbate dalle attività umane o che richiedono ampi spazi vitali a disposizione.
Non tutte le specie descritte sono facilmente osservabili per vari motivi: comportamento, habitat, bioritmi (manifestazioni cicliche di fenomeni vitali), dimensioni, quantità di individui presenti, ecc..
Chiunque sia motivato da curiosità e interesse può, dedicandovi tempo e pazienza, effettuare soddisfacenti osservazioni dirette e(o indirette degli animali. Capita di frequente che si possa risalire alla presenza di una determinata specie osservando le tracce che essa lascia nell’ambiente: orme, parti del corpo (piume , penne, tegumenti vari, ecc.), escrementi, resti di pasti, tane, nidi, segni particolari lasciati sul terreno o sulla vegetazione; oppure ascoltando versi, canti e rumori emessi a seconda delle circostanze.
Per risalire all’identificazione degli animali sono utili un buon binocolo, manuali specifici per il riconoscimento della fauna e delle sue tracce e registrazioni di canti e versi.
In particolare se si vogliono fare osservazioni di uccelli e mammiferi si consiglia di indossare vestiario mimetico, muoversi lentamente, non fare rumore e recarsi sui luoghi all’alba o al tramonto, cioè quando la maggior parte delle specie sono più facilmente visibili.
Di seguito l’elenco delle specie osservabili nel territorio del Castello di Chiesanuova.
Invertebrati:
porcellini di terra (Oniscus, Armadillidium e Pocellio), granchio di fiume (Potamon fluviatile), ragni (Argiope bruennichi, Araneus diadematus), scorpioni, millepiedi (Scutigerella, Pauropus, Julus, Pachyiulus, Polydesmus), scolopendra, una variegata e numerosa presenza di insetti che vanno dal Lepisma saccarina, agli Efemerotteri, le libellule, cavallette, grilli e grillotalpa, insetti stecco, lo scorpione d’acqua, le cicale, i carabi, gli scarabei, i maggiolini, i cerambici, le coccinelle, le lucciole, le farfalle diurne e notturne, mosche e zanzare, api, vespe, calabroni e formiche.
Vertrebati:
Peschi ossei: cavedano, barbo comune, vairone, anguilla, cobite, triotto, carpa, scardola, alborella, carassio, pesce gatto, persico sole.
Anfibi:
tritone crestato, tritone punteggiato, geotritone, rospo comune, rana verde, rana appenninica, rana agile, raganella.
Rettili: ramarro, lucertola muraiola, lucertola campestre, orbettino, luscengola, biacco, saettone, colubro liscio, biscia dal collare, vipera comune.
Uccelli:
airone cenerino, garzetta, nitticora, tarabusino, alzavola, germano reale, albanella minore, falco di palude, falco pecchiaiolo, poiana, sparviere, falco cuculo, falco pellegrino, gheppio, fagiano, pernice rossa, starna, quaglia, folaga, gallinella d’acqua, porciglione, re di quaglie, pavoncella, beccaccia, beccaccino, croccolone, frullino, colombaccio, colombella, piccione terraiolo, tortora, tortora dal collare orientale, cuculo, barbagianni, allocco, gufo comune, assiolo, civetta, succiacapre, rondone, martin pescatore, upupa, gruccione, picchio rosso maggiore, picchio verde, torcicollo, allodola, tottavilla, rodine, balestruccio, ballerina bianca, ballerina gialla, calandro, cutrettola, pispolone, pispola, merlo acquaiolo, scricciolo, passera scopaiola, sordone, pettirosso, saltimpalo, usignolo, tordo bottaccio, tordo sassello, cesena, tordela, merlo, passero solitario, codirosso, codirosso spazzacamino, capinera, bigia padovana, canapino, beccafico, luì piccolo, luì verde, fiorrancino, sterpazzola, usignolo di fiume, pigliamosche, balia nera, balia dal collare, codibugnolo, pendolino, cinciallegra, cinciarella, cincia mora, cincia bigia, picchio muratore, rampichino, rigogolo, averla piccola, cornacchia grigia, gazza, ghiandaia, storno, passera d’Italia, passera mattugia, cardellino, verdone, verzellino, lucherino, fringuello, peppola, ciuffolotto, frosone, fanello, crociere, strillozzo, zigolo nero, zigolo giallo, ortolano.
Mammiferi:
riccio, talpa europea, toporagno comune, crocidura minore, mustiolo, pipistrello albolimbato, pipistrello di Savi, vespertilio di Bechstein, ferro di cavallo minore, ferro di cavallo maggiore, lepre comune, ghiro, arvicola di Savi, topolino delle case, topo selvatico, topo selvatico collo giallo, surmolotto o ratto delle chiaviche, istrice, volpe, tasso, donnola, faina, puzzola, capriolo, cinghiale.